sexta-feira, 4 de janeiro de 2013

Crítica de Arte - Ennio Ciriolo

I temi prescelti e indagati dal maestro di Gallipoli si distinguono, tutti, per la loro chiarità solare, che è, in definitiva, l’effetto inconfondibile di un colorismo nuovo e fresco, estroso e audace, elegante nel ritmo espressivo, che si scioglie in modulazioni di grande impatto emotivo.
 
1. L’idea di rappresentare sulla tela le fluide e fantasmagoriche profondità del mare è un motivo di arte e di poesia del tutto nuovo. Le strutture morfologiche e tonali di un paesaggio di immense profondità, le alghe variamente colorate, gli organismi corallini, l’acqua trasparente si compongono in una elegante sintesi, dando la sensazione, a chi osserva la tela, di trovarsi all’interno di quel paesaggio composito e stupefacente per i suoi nitidi colori e per la capacità di restituire una percezione immediata della trasparenza dell’acqua e degli effetti della luce che vi si riflette. Tra trasparenze e dissolvenze tenui e sfumate, che si dilatano fino a coprire l’intera tela, i riflessi della luce sembrano multipli, si insinuano negli anfratti più riposti dei fondali rappresentati, suscitano gli straordinari riverberi delle posidonie e delle altre specie viventi della flora marina. L’azzurro dell’acqua fa tutt’uno con l’azzurro del cielo.La rigorosità dello stile e l’autonomia inventiva impediscono ogni possibilità di collocazione accademica e di maniera di queste opere.
 
2. Il maestro Quida ama l’acqua e la sua vegetazione, palustre o marina, e ne fa argomento di molti accurati dipinti. Nella straordinaria carica di naturalità delle sue paludi – altro tema che ammalia il nostro pittore – una sinfonia di fremiti di luce e ombre resa attraverso la delicata scala cromatica dei verdi, dei gialli, dei rosa, dei blu cobalto, registrati nelle diverse tonalità dell’acqua, risalta sullo sfondo di una tavolozza azzurra che unisce terra e cielo.
La presenza di un’intelligenza superiore, panica, infinita, si rende appena visibile attraverso la perfezione di una sfera bianca che si staglia nella parte centrale della composizione.
Gli elementi del paesaggio della palude adombrano spesso il pretesto per rievocare, non senza nostalgia, le sensazioni, gli incantamenti, le vibrazioni di una natura che più non esiste, osservati e percepiti dal pittore, specialmente nelle ore mattutine e gelosamente custoditi nella sua memoria. Dal sapiente merletto intessuto di giunchi, di agrostemmi, di grumoli fioriti degli arbusti e dell’erba palustre, di centaure dai fusti aerei con foglie lanceolate e capolini di fiori gialli e rossi, filtra tutta l’emozione che prova il nostro artista nell’esplorare, trasferendolo con immediatezza sulla tela, quel meraviglioso groviglio vegetale nel suo costante rigenerarsi e nei suoi istantanei riflessi.
Egli respira la freschezza inebriante del mattino, che vivifica le paludi dell’Averny e Li Foggi di Gallipoli e che esalta l’infinita bellezza di quei posti rivisitati e rievocati attraverso la memoria.
Quida, infatti, non rimane legato alla realtà topografica pura e semplice, ma cerca piuttosto di esprimere l’intima essenza dei luoghi che gli sono cari. Trasforma magicamente la topografia del paesaggio e la riempie di echi suggestivi. Ogni foglia, anche gli esili steli che reclinano e marciscono in scomposta armonia nel fondo della palude sono come un microcosmo che attende di essere svelato.
Il sentimento amplifica e completa il reale!
Nella densità dell’impasto del colore vibra l’emozione poetica di una pittura che va oltre la materialità delle cose e le trasfigura mediante l’intreccio accattivante di efficaci rapporti cromatici che sono di una immediatezza impressionistica.
 
3. Straordinario anche l’effetto delle sue originali rappresentazioni del mondo esotico e ricco di suggestioni dei Tuareg - i Berberi seminomadi dell’Africa centrale – avvolti dal Ghibli del Sahara, il vento caldo e asciutto del sud, spesso impetuoso, che spira nel deserto trasportando turbini di sabbia finissima.
Nei dipinti dedicati a questo tema tutto è aereo, quasi irreale, e il chiarore della luce lattiginosa nel turbine della sabbia mette in risalto la tensione e la leggerezza di uomini e cammelli in balia della forza allucinante del vento. Il marrone corposo della sabbia trattato con sapienti colpi di spatola, segue a volte, un andamento circolare che guida chi osserva la tela da sinistra a destra, dai margini al centro del quadro.
Le figure sfumate che animano queste tele si accordano mirabilmente con il vortice, fino a sembrarne elementi insostituibili: vento e sabbia, luce profonda, foschia quasi palpabile acquistano rilevanza di primo piano. Con una veemenza e con una sicurezza sconcertanti il pittore imprime nello spettatore l’immensità delle proprie fantasticherie di fronte alla straordinarietà di certi luoghi esotici e leggendari.
4. Altro tema caro al pittore di Gallipoli è quello delle rappresentazioni del Romanticismo Belle Epoque nelle quali libertà e scioltezza compositiva, stile e invenzione, pennellate decise e leggere, divengono impeto romantico reso mediante il raffinatissimo contrappunto di grigi e verdi, marroni e gialli oro, che gorgheggiano delicatamente con il bianco palpitante e luminoso dei vestiti delle signore, con i loro chiffons, ombrellini, cappellini.
Quasi sempre un originalissimo fascio di luce bianca irrompe sulla tela, divenendo il segno distintivo di gran parte delle opere di Quida.
Per ottenere il massimo dell’espressività egli accosta sulla tavolozza, con la più completa libertà fantastica, lampioni, marciapiedi, carrozze con o senza cavalli, case, balconi fioriti, muretti, caffé, facciate barocche di chiese e palazzi, e tanti altri elementi architettonici, assai ricercati, certo, ma mai scolasticamente definiti.
In questi dipinti lo studio rigoroso delle ombre e la consapevolezza delle possibilità offerte dal colore di rendere il cangiante variare delle cose attraverso l’incidenza della luce mettono in risalto la trama pittorica. In altre varianti, la moltitudine delle minuscole figure, dalle forme appena abbozzate con la punta del pennello e mai accuratamente descritte, dai vestiti variamente colorati, rende molto bene l’animazione dei luoghi che rimangono sempre indeterminati ( Parigi, Venezia...?) reinventati attraverso la soggettività dell’artista e liberamente visualizzati sulla tela.
Però, l’attenzione di Quida non è mai rivolta alle facili vedute panoramiche delle città e degli ambienti rappresentati, ma soltanto ad alcuni loro aspetti, resi originali dalla competenza compositiva e dalla solida padronanza nell’uso espressivo del colore.
Il tutto collocato in intriganti atmosfere di sapore crepuscolare, spesso di grande effetto.
 
Ennio Ciriolo

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