C’è da credere che Luigi Quida ami il silenzio. Se questa è la
sensazione che magistralmente riesce a suggerire, questa è anche la sintesi di
un lungo percorso artistico. La capacità del nostro di farci leggere la sua
pittura con estrema chiarezza, infatti, è frutto di un’impegnativa ricerca che
lo ha visto rinunciare al chiarismo di sicura presa sul fruitore, per
indirizzarlo verso soluzioni coloristiche affatto personali. Riuscendo
contestualmente a non perdere le sue peculiarità:
l’eleganza,
la capacità di esaltare la nostalgia, la dimensione onirica del paesaggio
sospeso nel tempo e nella luce che il nostro ha rubato alle stelle per farne
dono ai fruitori. Il Quida
si conferma anche paesaggista che dipinge l’invisibile, che intinge il pennello
nelle sensazioni, che svela le cromie dell’anima, che ci restituisce la luce
siderale in lampi e squarci e abbracci avvolgenti, e si conferma infine poeta
della luce.
Giuseppe
Albahari
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